Monday, September 11, 2006



Voglio provare a raccontarla. Mentre Fabio Volo parla del consumo di marijuana in Catalunya e delle pene previste (nessuna per il consumo personale), penso che ho abitato nella via di Italo per quattro giorni, ma che la città di Italo abiterà in me per molto più tempo, forse per sempre.
Spiazza, Barcellona; per la prima volta ho dovuto prendere le misure a una città che stavo visitando. Ma una volta capito il suo meccanismo, non sarei più tornata indietro. Ora sono qui, però, e voglio tentare di fissare le prove del fascino, dell’attrazione magica che ho sentito, che sento, per un porto dove ogni giorno tanti marinai decidono di fermarsi. Per vivere.
Viverla è inevitabile, viverla è necessario. Le meraviglie del genio (in qualche modo criminale) di Antoni Gaudì avvolgono la vista e riscaldano il cuore; permettono di pensare che il sogno può permeare la vita, anche se difficilmente ne sarà il fulcro. Ma ciò da cui davvero non si può prescindere sono le vie del Raval, i vicoli del Barri Gotico e della Barceloneta, i suonatori di djembé e di strane percussioni al porto.
La sangria in cartone a caro prezzo, insieme all’inutilità della scalata della Sagrada Familia, monumento più celebre nonché più celebrato della città, è la prova di come lo stereotipo vada evitato; la preparo io, la sangria, qui meglio una cerveza ghiacciata davanti al Museo d’Arte Contemporanea, dove i film si proiettano gratis. Per tutti. Sarà così anche in altre città d’Europa, del mondo? Sicuramente sì, ma l’aria a Barcellona è più leggera, si lascia respirare a pieni polmoni e accompagna il dio Sole che accarezza.
Si lascia prendere, Barcellona; puoi farla tua in qualsiasi momento. Basta lasciarsi prendere a propria volta, senza timore.
Non si dà arie, Barcellona; non è Parigi, bella ma fissa nell’immaginario. Si muove, mai doma, pronta ad accogliere chiunque la voglia guardare. Mille amanti fedeli ha Barcellona.
Lascia una sensazione strana addosso, Barcellona: voglia di ritornarci, perché c’è troppo da fare, troppo da vivere, una sola visita non basta all’animo del viaggiatore impenitente. E allora torneremo, in attesa di una nuova rivelazione; pronti a immergerci ancora una volta nel vortice del suo abbraccio; libera e incatenata, Barcellona.

3 comments:

LARUZZA said...

Come non commentare questo post?...E sì, è proprio così...non avrei saputo trovare parole migliori per descrivere la sensazione di smarrimento provata appena ho messo piede sulla Rambla, investita da mille persone,da mille rumori...Quattro giorni sono decisamente pochi per vivere fino in fondo Barcellona, ma abbastanza per capire che è diversa da tutte le altre...sarà per l'opera onnipresente di Gaudì, sarà per tutti quei colori,quei rumori,per il mare,la cui presenza si avverte anche sulla cima più alta della città...non so,ma di sicuro mi ha colpito come nessun'altra aveva mai fatto prima,e per un momento mi sono sentita fuori luogo,tra tutta quella gente e quel casino...
Col senno di poi però non posso che dire che ci tornerei,non fosse altro perchè devo ancora vedere tante cose; e chi lo sa, magari un giorno ci torneremo insieme,per riprendere da dove avevamo lasciato il nostro viaggio nella Grande Incantatrice!

axel said...

ciao... complimenti x la descrizione... ma lascia stare ibra... la mia squadra ha vinto... lo sporting.... ciao bacio

lisa said...

Bella! Tanti ricordi di quando ancora ero giovane... Sono passati sette anni da quando l'ho visitata per benino e tre da quando sono andata a farci un salto! Quando mi avanzeranno un po' di soldini o quando sarò di nuovo nei paraggi ci tornerò di sicuro! Vale la pena visitarla...
E poi, adoro Gaudì!
Per ora mi porto appresso dalla fine delle vacanze di andare a fare capodanno a Madrid... non so perchè, ma mi frulla nella testa così! Bacio...